Consegna Sigillo Trecentesco

al 66° Reggimento
Fanteria Aeromobile Trieste

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito mentre consegna la Croce d’Argento al Merito dell’Esercito alla Bandiera

In occasione del 36° Raduno dei Fanti d’Italia, il Comune di Trieste conferirà al 66° Reggimento Fanteria Aeromobile “Trieste” il Sigillo Trecentesco, primo e prezioso simbolo della città, che testimonia una storia ricca e una cultura diversificata, frutto delle influenze di popoli e imperi che hanno lasciato il segno nel corso dei secoli e rappresenta un prezioso riconoscimento per coloro che hanno dato e danno lustro al nome di Trieste .

Il riconoscimento va a questa unica e altamente specializzata unità dell’Esercito, che porta il nome della città di Trieste,  e che, da sempre, opera  in Italia e all’estero in contesti  impegnativi, incerti e pericolosi, come dimostrano le partecipazioni alle missioni internazionali in Bosnia, Kosovo, Macedonia, Albania, Iraq, Afghanistan, Somalia, Mali e Libano mentre in territorio nazionale ha svolto numerosi cicli operativi nelle operazioni Strade Sicure. 

Il nome di “Trieste” è  – dal Reggimento – sempre portato nel mondo, con orgoglio, disciplina e onore e tutte le mattine, durante la cerimonia dell’alza bandiera,  il comandante  grida  il motto reggimentale: “Osando Vinco” e il reggimento schierato urla, all’unisono, “TRIESTE”.

Nel 66° di oggi, vivono i ricordi e le tradizioni dei soldati che sotto quelle stesse insegne si distinsero durante il risorgimento e nelle due guerre mondiali, in una continuità di intenti e comunità di sentimenti che è simboleggiata dalla recente costituzione della sezione “Generale Mario Leonida Politi” dell’Associazione Nazionale del Fante di Forlì.

Ed è proprio con il comune intento della Sezione di provinciale di Forlì e  della consorella Sezione Provinciale di Trieste che è stata promossa  l’istanza per il riconoscimento di una importante onorificenza al reggimento dell’Esercito Italiano che porta con orgoglio in nome di Trieste.

Breve storia del Reggimento

Il 66° Reggimento Fanteria viene costituito il 1° agosto 1862 nelle Lande di San Maurizio (Torino) e insieme al gemello 65° costituisce la Brigata “Valtellina” . Riceve il “battesimo del fuoco” durante la  Terza Guerra d’Indipendenza nella battaglia di Custoza il 24 giugno 1866, distinguendosi per il contrattacco di Santa Lucia del Tione.

Partecipa, quindi, alle attività per la repressione del brigantaggio nella zona di Nocera Inferiore.

Nel 1871, assume la denominazione di 66° Reggimento Fanteria “Valtellina” e nel 1883, di stanza a Salerno, soccorre la popolazione di Ischia, colpita da un terremoto.

Nel 1884-86, quindi contribuisce al contrasto dell’epidemia di colera in Campania, Calabria e Sicilia.

Nel 1896 distacca personale e unità per alimentare il Corpo di Spedizione in Etiopia.

Trasferito nella sede di Reggio Emilia nel 1909, partecipa alla campagna di Libia del 1911, concorrendo a completare l’organico di altre unità.

Nella Prima Guerra Mondiale, si distingue nelle battaglie di Tolmino, di Jamiano, del Carso, di Cima Tre Pezzi e della Val d’Assia.

Nel biennio 1935-36 concorre al completamento dei reparti mobilitati per le operazioni in Etiopia.

Il 6 maggio 1937 assume configurazione motorizzata e nel 1939 viene ridenominato “Trieste”.

Nelle  operazioni della Seconda Guerra Mondiale lo vedono, nell’agosto 1941, schierato in Libia alle dipendenze della Divisione “TRIESTE” e, tra le poche unità motorizzate, gioca un ruolo di primo piano nella maggior parte dei combattimenti, distinguendosi a Tobruk, a BirHakeim, nella ritirata da El Alamein e in Tunisia.  Proprio in Tunisia al 1° battaglione del 66° reggimento, comandato dal Capitano Mario Leonida Politi,  viene affidata l’estrema difesa del caposaldo di Takrouna. Data l’enorme importanza della posizione, che permetteva agli italiani di osservare l’intero schieramento alleato, i due schieramenti si fronteggiarono con enorme determinazione, combattendo ininterrottamente, casa per casa per tre giorni. I soldati italiani, smentendo ancora una volta una narrazione che troppo superficialmente si è radicata nell’immaginario collettivo, si batterono con straordinaria determinazione, tanto che gli avversari, che non erano da meno, dovettero riconoscere di avere incontrato “i migliori combattenti dell’intera campagna d’Africa”.

Oramai decimati dal costante fuoco nemico, i fanti del 66° Reggimento, i paracadutisti del 285° battaglione giunti in rinforzo insieme a un’ultima compagnia di Granatieri , per un totale di circa 500 uomini, riuscirono a resistere fino alla sera del 21 aprile contro le soverchianti forze neozelandesi. Alla fine – la mattina del 22 aprile – dovettero arrendersi  avendo oramai terminato le munizioni e perso oltre la metà degli uomini. In onore di quei valorosi fanti, il  22 aprile di ogni anno si celebra la festa di corpo del reggimento.

IL 66° REGGIMENTO NEL DOPOGUERRA

Il 1 ottobre 1975, il 66° Battaglione meccanizzato “Valtellina” viene finalmente ricostituito in Forlì, ereditando la Bandiera di combattimento del 2° Battaglione del 40° Reggimento Fanteria “Bologna” e la Caserma “De Gennaro”, che era già stata sede  del 82° Reggimento “Torino” e intitolata appunto ad un suo valoroso comandate.

Il 66° Battaglione viene posto alle dipendenze della Brigata Meccanizzata “Trieste”, erede della omonima divisione, assumendo quindi la simbologia del Gladio Alato della sovraordinata Divisione Fanteria “Folgore” nel fregio del copricapo e nelle mostrine. Con lo scioglimento della divisione Folgore nel 1986, tale fregio continua a essere indossato in maniera non regolamentare, fino ad essere riconosciuto nel 2009. Il 66° Battaglione, dall’appropriato motto “Osando Vinco”, che richiama l’originale “Age tutuseris” è articolato su tre Compagnie Fucilieri, una Compagnia mortai e una Compagnia Comando e Servizi con una dotazione organica teorica di circa 900 effettivi, un’ottantina di veicoli cingolati M-113. Numerose le attività addestrative per prepararsi a contrastare un’eventuale invasione del Patto di Varsavia.

Nel 1980, il 66° Battaglione interviene a favore delle popolazioni colpite dal terremoto in provincia di Salerno, meritando la Medaglia di Bronzo al Valore dell’ Esercito.

Nel 1983, così, il 66° Battaglione partecipa alla prima operazione “reale” dell’Esercito dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, distaccando la 2ª Compagnia Fucilieri con il contingente ITALCON in Libano, in rinforzo al 67° Battaglione Meccanizzato “Montelungo”.

Nel 1991, con lo scioglimento della Brigata “Trieste”, il 66° transita alle dipendenze della Brigata “Friuli” e tra luglio a settembre 1992, è tra i primi reparti – insieme alle unità della Brigata Folgore – ad affluire in Sicilia, schierandosi nelle province di Agrigento e Caltanisetta, nell’ambito dell’operazione “Vespri Siciliani”, finalizzata a sostenere e integrare le forze di polizia nel contrasto alle organizzazione mafiose. Il 66° partecipa a otto cicli di impiego in Sicilia, fino al 31 dicembre 1997, anche nelle province di Palermo e di Trapani.

Il 6 settembre 1993, nell’ambito della ristrutturazione dell’Esercito Italiano, il Battaglione “Valtellina” si riconfigura in 66° Reggimento fanteria meccanizzata “Trieste”, ereditando le tradizioni della disciolta Grande Unità e assumendo il nuovo ordinamento con Comando di Reggimento, Compagnia Comando e Servizi e il 1° Battaglione di fanteria “Valtellina” organizzato su tre Compagnie Fucilieri e una Compagnia Mortai Pesanti.

Nonostante il processo di riorganizzazione, nel 1994, la 1ª Compagnia del 66° Reggimento partecipa all’operazione “Ibis-2” in Somalia, ove, durante il combattimento di Balad, il Tenente Giulio Ruzzi cade sotto il proditorio fuoco di banditi somali.

Alimentato ormai integralmente con personale volontario, il 66° partecipa alle operazioni in Bosnia nel luglio 1998 per un turno di sei mesi e successivamente a quelle in Albania dall’ottobre 1999 fino al febbraio 2000.

Inizia quindi la trasformazione in unità di fanteria leggera aeromobile nell’ambito di una radicale riorganizzazione della stessa brigata Friuli che riceve in organico due reggimenti di elicotteri destinati a supportare e sostenere il 66°. Il percorso di qualificazione aeromobile è contraddistinto da una serie di intense attività addestrative in Sardegna e nel poligono polacco di Drawsko che culminano con la esercitazione “Forward Challenge” in Sardegna nel marzo 2002.

Il 66° quindi partecipa all’operazione “Antica Babilonia” in Irak a Nassiria, da settembre a dicembre 2003 meritando la medaglia d’argento al valore dell’Esercito.

Contemporaneamente dall’ottobre 2001 per i successivi cinque anni, il 66° distacca truppe per l’operazione Domino finalizzata al presidio di obiettivi sensibili sul territorio nazionali contro una possibile minaccia terroristica.

In parallelo, alla trasformazione aeromobile, unità del 66° partecipavano alle operazioni di pace in Macedonia e Bosnia rispettivamente nel 2002 e 2003.

Dopo un periodo di addestramento in Giordania, nel 2004 il reggimento veniva approntato come elemento della riserva strategica della NATO e nei successivi due anni come unità della NATO Response Force.

Dal settembre 2006 all’aprile 2007, il 66° distaccava la prima unità di manovra italiana nella provincia di Herat in Afghanistan cui seguiva, l’anno seguente da aprile a ottobre l’intero reggimento che in tale occasione si distingueva nella difesa della base avanzata di BalaMurghab, meritando una medaglia d’oro al valore dell’Esercito.

Da gennaio ad aprile 2009, il reggimento si rischierava a Capua nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, attività cui continua a partecipare massicciamente, operando a varie riprese sulle piazze di Roma e Milano, ovvero fornendo elementi per il completamento di altri reparti.

Da ottobre 2009 a maggio 2010, il reggimento è in Libano nell’ambito dell’operazione Leonte per poi tornare a Herat da Settembre 2011 a marzo 2012.

Con il ritmo elevato che contraddistingue le unità scelte, da giugno a settembre 2012 il reggimento partecipa alle attività di soccorso alle popolazioni dell’Emilia Romagnacolpite da un rovinoso cataclisma.

Da aprile a ottobre 2015, si schiera nuovamente in Libano. Successivamente inizia a specializzarsi nel recupero di personale in zona di operazioni (Personnel Recovery) qualificando come unica unità dell’Esercito in possesso di tale capacità e iniziando a fornire assetti di pronto impiego per i teatri irakeno e afghano su base continuativa. Da novembre 2021 a febbraio 2022, il 66° è ancora una volta in Libano.

Nell’aprile 2023, in occasione dell’80° anniversario della battaglia di Takrouna (in cui si festeggia la festa di corpo), il reggimento è stato decorato di croce d’argento al merito dell’Esercito per i servigi resi durante l’emergenza sanitaria.

Il 66° reggimento “Trieste” è oggi uno dei reparti di punta dell’Esercito Italiano, in grado di condurre operazioni aeromobili, anche con tecniche di inserzione avanzate, di operare come fanteria “convenzionale”, ma anche di esprimere la rara capacità di “personnel recovery” grazie alla disponibilità di personale altamente specializzato. 

E’ alle dipendenze della Brigata Aeromobile “Friuli”, con sede a Bologna, insieme ai reggimenti elicotteri di Casarsa della Delizia e di Rimini, naturali reparti complementari per assolvere i compiti legati all’aeromobilità.